venerdì 6 ottobre 2017

Quando vincevano le Alfa. E pensare che si chiamavano P2...



1925. L'Alfa - Anonima Lombarda Fabbrica Automobili -, giovane Casa automobilistica milanese nata dalla fallita francese Darraq si sta facendo sempre più largo a suon di vittorie clamorose nel mondo esclusivo delle corse.

Erano tempi eroici quelli, fatti di grandi scoperte e di grandi imprese dovute anche alla ferma voglia di "rinascita" dopo una devastante drammatica guerra mondiale durata circa quattro anni.
Albert Einstein formula la Teoria della Relatività, Howard Carter scopre la tomba del faraone Tutankamon; Lindbergh sorvola l'Atlantico; in Italia trionfa la scuola di via Panisperna per le eccezionali scoperte nel mondo della fisica con l'automobile che si fa sempre più strada; si inaugura infatti la Milano - Laghi, prima autostrada al mondo, e nel 1925 l'Alfa Romeo, dopo aver dominato l'anno prima in Sicilia alla Targa Florio, stravince il primo campionato del mondo di automobilismo e da allora il suo stemma fu circondato e si gloriò di una corona d'alloro che durò fino a inizio anni '70.

Il merito va non certo al Regime dell'epoca che promuove la propria immagine ed esalta la prestigiosa "italianissima" vittoria ma a un manipolo di tecnici che crearono una vettura eccezionale, la P2. Non era quella di Licio Gelli, ma un perfetto strumento di battaglia che sopratutto nelle mani capaci di piloti come Campari ed Ascari ( ed anche per poco di un "certo" Enzo Ferrari ) dettò legge per vari anni in ogni competizione sportiva. Grazie poi alla sua brillante longevità, arrivò persino a conquistare una combattuta Targa Florio nel 1930 con Achille Varzi facendo entrare a pieno titolo la storia dell'Alfa nella leggenda.

E pensate che in Alfa non era ancora arrivato Tazio Nuvolari...

Erano dei pionieri quei primi tecnici, estrosi ed abilissimi, attenti a tutte le più avanzate tecnologie che quei tempi proponevano. Capo indiscusso ne era Vittorio Jano, " scoperto " da Enzo Ferrari in Fiat e portato subito in Alfa. Ferrari già cominciava a far capire di che pasta fosse fatto, più come organizzatore e aggregatore di uomini che come pilota. Jano progettò tutte le più significative Alfa Romeo e lo schema dei suoi motori, leggeri e potenti, fu poi la base di ogni successo, commerciale e sportivo, della Casa milanese fino ai nostri tempi!

La P2. Fu una vettura eccezionale; entrò in azione nel 1924 al Circuito di Cremona, stravinse con Antonio Ascari e divenne la protagonista del suo tempo.  Le vetture milanesi fecero letteralmente il vuoto dietro a loro, particolarmente ai Gran Premi di Francia e d'Italia, dove alle Alfa fu persino dato l'ordine di rallentare ! Le competizioni del tempo erano state fino ad allora appannaggio delle  Bugatti, delle Sunbeam, delle Delage  e sopratutto della FIAT con le 801 e 805 GP. Lo smacco fu tale che il Senatore Agnelli ordinò addirittura il ritiro della casa dalle corse e la distruzione totale delle sue vetture da Gran Premio.

Il Gran Premio di Francia a Montlery nel 1925 fu offuscato dalla morte del grande Ascari e in segno di lutto Nicola Romeo ritirò la squadra mentre i meccanici imballavano quei potenti motori ben oltre i 7500 giri previsti in segno di estremo saluto al grande Campione. Un rombo poderoso e straziante che molti testimoni e giornalisti ricordarono per anni. Fu così il conte toscano Gastone Brilli Peri a regalare all'Alfa e all'Italia il Primo Campionato del Mondo stravinto a Monza lo stesso anno, in settembre. Come sempre.

Chissà se quel glorioso antico stemma, comparso di recente sulle Ferrari F1, non significhi qualcosa e non riaccenda sopiti entusiasmi e accese tifoserie.